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Copertina Libro Storia di Venezia in dieci battaglie navali

L’invenzione dei soldi.
Quando la finanza parlava italiano

Laterza, 2026
pp. 286, € 20,00

La finanza contemporanea nasce in Italia, in particolare tra Genova, la Toscana, e Venezia, tra la fine del medioevo e la prima età moderna. Quello era il tempo in cui le obbligazioni erano scritte in genovese, i banchieri internazionali parlavano toscano, i broker assicurativi sottoscrivevano polizze in veneziano. Era il tempo in cui gli italiani – pur suddivisi in tanti stati spesso in guerra fra loro – insegnavano al resto del mondo come accedere al credito senza incorrere nei fulmini ecclesiastici sull’usura, come consolidare il debito pubblico, come far fruttare i risparmi e come evitare di farsi rovinare da un naufragio. Era il tempo in cui un rapinatore finiva decapitato e fatto a pezzi; in cui il fallimento di una banca gettava sul lastrico centinaia di famiglie; in cui gli italiani – chiamati indistintamente lombardi e considerati sordidi usurai – incorrevano nelle ire dei re e nell’indignazione dei popoli, pesante fardello che sarebbe in seguito passato sulle spalle degli ebrei. L’Italia dà alla finanza moderna quasi tutti gli strumenti di cui ancora oggi ci serviamo: l’assegno, la girata, lo scoperto e, passando per la chiocciola di internet e la partita doppia, codificata da Luca Pacioli, un geniale matematico in saio francescano amico di Leonardo da Vinci.

Questo libro è una riedizione del volume dallo stesso titolo pubblicato da Garzanti nel 2013. Rispetto a tredici anni fa è stato rivisto e aggiornato, nonché attualizzato con un nuovo capitolo dedicato a una tematica che al tempo non era ancora divenuta di largo interesse: quella delle criptovalute. Il capitolo traccia i sorprendenti paralleli – al netto delle attuali tecnologie – tra il Bitcoin e lo scudo di marco, ovvero la valuta virtuale e sottratta al controllo dei governi che era stata messa a punto dai banchieri di Genova e che veniva utilizzate nelle fiere dei cambi che si tenevano ogni tre mesi a Piacenza, e che hanno avuto il loro momento culminante tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. Anche questo uno strumento in qualche modo made in Italy.

 

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