Se oggi fanno scalpore gli affitti che pagano ristoranti e trattorie a Venezia, mezzo millennio fa non era tanto diverso. Marin Sanudo, patrizio e autore dei Diarii, i 59 volumi manoscritti che costituiscono la più importante fonte per la storia di Venezia tra il 1496 e il 1533, era anche proprietario di alcune botteghe e di un’osteria che si affacciavano alla Pescheria di Rialto (i Sanudo abitavano non lontano, in fondamenta del Megio). Ebbene, a inizio Cinquecento da queste proprietà ricavava 800 ducati all’anno di affitti, ma dalla sola osteria «Della campana» ne otteneva 250, commenta egli stesso «che paga più ch’al primo pallazzo della Terra». Terra sta per territorio, quindi Venezia. L’affitto dell’osteria «Della campana» valeva più di quello di un palazzo patrizio. Un cronista francese, che conosce personalmente Manuzio, commenta che questi locali «sono affittati a prezzi alti ed eccessivi, considerando le condizioni dei luoghi». Tanto per avere un metro di paragone, verso la fine del Quattrocento lo stipendio annuale di un ingegnere idraulico al servizio del governo della Serenissima era di 36 ducati all’anno.