Andiamoci cauti nell’affermare che Venezia ha per prima abolito la schiavitù: il decreto di Pietro IV° Candiano che nel 960 vieta il commercio di schiavi probabilmente riguardava soltanto gli schiavi cristiani e in ogni caso viene ampiamente disatteso. «Nel 1438, il mercante veneziano Giacomo Badoer acquistò a Costantinopoli 346 schiavi per spedirli a Palma. Il modello della piantagione completamente basata sull’utilizzo degli schiavi, in questo caso una piantagione di canna da zucchero, fu sviluppato verso il 1460 da un genovese, Antonio da Noli, il quale lo applicò nelle isole di Capo Verde».

(Peter Spufford, Il mercante nel Medioevo. Potere e profitto, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 2005, p. 339)

Veneziani e genovesi continuarono a commerciare schiavi, soprattutto asiatici di fede musulmana (tatari e circassi) fino alla fine del Trecento, poi africani. Quanto scritto sopra riguardante le piantagioni di canna da zucchero alle Baleari costituisce un precedente di quel che accadrà ai Caraibi.

Sempre Spufford precisa che i figli di schiavi venivano battezzati e automaticamente diventavano liberi, in questo modo non si origina una casta di schiavi.

Nella foto, il particolare di un quadro del XVII secolo conservato al Museo Correr.