Chi si occupa di storia veneta, e non di venete fanfaluche, sa che non esiste una codificazione dell’immagine del leone marciano: andante o in moeca, con o senza spada, con libro aperto o chiuso, con coda alta o bassa, erano tutte diverse maniere di rappresentarlo, ma senza un vero significato. L’unica codificazione reale era quella di raffigurarlo, se andante, con le zampe poteriori nell’acqua e quelle anteriori sulla terra a simboleggiare il dominio di Venezia sia sull’elemento liquido, sia su quello solido.

Quindi tutto il resto è leggenda. La leggenda che i veneziani reffigurassero leone con la spada nelle città da loro conquistate è stata messa in giro nientepopodimeno che da Niccolò Machiavelli. Il segretario fiorentino era un notorio mangiaveneziani e quindi anche quest’immagine contribuiva a gettare discredito sugli odiati nemici dipinti come malevoli conquistatori. Propaganda antiveneziana, insomma. Ecco cosa scrive Machiavelli il 7 dicembre 1509, ovvero pochi mesi dopo che ad Agnadello (14 maggio) erano state tagliate le penne delle ali del leone: «Intendesi come e’ viniziani, in tutti questi luoghi de’ quali si rinsignoriscono, fanno dipingere un San Marco, che in scambio di libro ha una spada in mano». Un esempio di fake news rinascimentale.

Da Innocenzo Cervelli, Machiavelli e la crisi dello stato veneziano, Guida, Napoli 1974.